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Regionando …. sulle Caravelle… Giovedi 23 luglio 2009 la giornata campale dell’educatore. Una settantina di ragazzi tra i sei e i diciotto anni, una quindicina di educatori , due pulman e una splendida giornata di sole. Come al solito un po’ di preoccupazione la sera prima che si stempera appena arrivi al punto di raduno dei pulman alla
partenza. Li vedi da lontano. Allegri, colorati con i loro zaini e le loro facce eccitate e un po’ interrogative.
I gruppi che piano piano si formano, i saluti. Con un lungo respiro li guardi e ti ricordi del perché hai fatto questo lavoro, perché solo vedendoli ti si apre il cuore. Il piazzale si anima, spunta il pallone, gli zaini si ammucchiano nel loro colorato disordine, e la giornata comincia. Gli elenchi da spuntare, i gruppi da contare, chi deve ancora arrivare, chi c’è già, chi è in ritardo.
Quest’anno facce nuove, più grandi, con fisionomie e colori diversi, ma l’espressione è la stessa anzi ancora più evidente di gioia e aspettativa stampata su facce adolescenti che non sanno minimamente cosa aspettarsi ma che ci sono, curiosi ed eccitati. Non hanno fatto altro che parlare di questo giorno.
E’ tutto nuovo, non sanno cosa sono le Caravelle se non per averne solo sentito parlare. Non sanno cosa aspettarsi. Ragazzini albanesi, egiziani, marocchini, arrivati chissà come, da soli, da paesi dai nomi per noi impronunciabili, che parlano poco l’italiano ma che con un sorriso ti dicono cosa sia quella giornata per loro. E per noi. In mezz’ora si crea il più totale caos, ma per noi che li “vediamo” sono facce, nomi, storie, affetti che sono ordinati dentro di noi con le loro insicurezze, paure, gioie e
dolori di bambini e ragazzi di cui ormai conosci l’umore solo guardandoli in faccia. Chi non conosci ancora ti incuriosisce, per il nome che non riesci a pronunciare, che ti fai ripetere venti volte e che
pronunci se non con suoni assurdi fra le risate di questi ragazzi che sembrano uomini ma che hanno gli occhi da bambini, pronti alla risata così come alla rabbia che può arrivare improvvisa, e che
improvvisamente se ne va per lasciare il posto alla tristezza.
Valentina Stocchi
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