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Fantasia senza passaporto Durante i lunghi trasferimenti di Ragionando Insieme nelle diverse località rivierasche della nostra regione ho conosciuto un ragazzo Ecuadoriano di diciassette anni. Dopo un po’ che chiacchieravamo, per ingannare il tempo, sotto lo sguardo severo del conducente del pulman, il discorso è caduto,forse inevitabilmente, su dove il popolo sudamericano prendesse quel patrimonio inestinguibile di storie magiche.
Lui allora mi ha detto che il segreto di tutto era la lontananza. Mi ha raccontato che la loro terra è disegnata in modo bizzarro per cui, due paesi che distano pochi chilometri, possono non comunicare mai. A questo si deve aggiungere la povertà, che rallenta il progresso e i mezzi di comunicazione. L’unica cosa che riesce ad accomunare tutti quei piccoli paesi, incastonati sulla cordigliera Andina e che può valicare anche le vette più aspre e scoscese, è la fantasia, intesa come lontananza irrimediabile dal tempo.
La fantasia, in tutte le leggende e racconti sudamericani diventa un luogo geografico preciso, un luogo dell’anima che tutti gli uomini conoscono molto bene, perchè, senza accorgersene,vi trascorrono una parte significativa della loro vita.
Eppure quella lontananza così geograficamente forzata ha un grosso pregio: lascia il tempo di scoprire gli altri in noi stessi spezzando l’ odiosa e assurda dicotomia che ci divide. Dato che avevo l’aria di non aver capito molto bene il ragazzo, paziente, mi ha raccontato un aneddoto che gli era successo da bambino.
C’era un paese, in riva al mare, che per la festa del Santo Patrono aveva invitato un circo. Quelli del circo accettarono e salendo sulla barca si diressero verso il paese. A metà della traversata una burrasca spezzò in due l’imbarcazione e tutti finirono in fondo al mare. Dopo qualche giorno alcuni pescatori di un paese vicino, tirarono su le reti e vi trovarono un leone. Visto che il paese della festa del patrono è vicino, ma in realtà molto lontano, a causa delle barriere naturali, nessuno sapeva niente del circo. Così che lo zio del ragazzo tornando a casa dal lavoro disse: «Oggi ho pescato un leone». Questo è un modo come un altro per aggiungere una nuova pagina alle tuestorie da raccontare che possono unire i popoli di storia e culture diverse perché la fantasia non ha passaporto.
Benedetto BENNY Manco Articoli simili (46): Non sono presenti commenti. Inserisci un commento:
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