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“Ho fatto Splash”
Di Benedetto BENNY Manco
Tutte le gite nascondono al loro interno qualcosa di sinistro e agghiacciante. Quando poi i partecipanti sono ragazzi (tra i 6 e i 20 anni) e sono guidati da educatori (tra i 24 e i 60 anni) i risvolti possono anche essere tragici.
Si sono appena chiuse le piscine comunali invernali e gli educatori sono pronti per raggiungere nuove mete verso quelli che, molti considerano, il vero e proprio snodo professionale e che valgono più dei serrati (efficienti ed efficaci) colloqui di selezione del personale: I Parchi Acquatici.
Gli educatori più esperti utilizzano questi momenti di aggregazione minorile per cercare di perdere qualche ragazzino soprattutto i più petulanti ed odiosi..
La tragedia, di norma, si consuma già a partire dalle prime luci. L’appello per sapere se ci sono tutti, controllare se hanno l’occorrente per una giornata in piscina ed evitare che qualcuno finisca sotto le ruote di un 12 sbarrato diretto verso il Giro del Fullo, bastano a giustificare lo stipendio. Peccato che la giornata debba ancora incominciare.
Di solito il tragitto in pulman ha nel suo incedere ludico e ricreativo qualcosa di Mefistofelico che si snoda su due varianti ricorrenti.
La prima consta dell‘animazione dei ragazzi con giochi, canti e lazzi e se possibile barzellette approvate in “Catechismo Domani”. La seconda è aiutare, il frugoletto di turno, a sbarazzarsi, dell’ingombrate colazione non ancora digerita (il tutto avviene alla seconda curva prima di imboccare l’autostrada) .
Se a questo si aggiunge che il guidatore di pulman non sopporta persone di età inferiore ai sett’anni e l’ultimo viaggio fatto risale ad un raduno “dei ragazzi del 99,” il gioco è fatto.: siamo all’inizio di una ridente giornata estiva.
Arrivati alle Caravelle, a guardali da lontano, gli educatori non possono che strapare qualche sorriso di compiacenza e, nei più sensibili, anche qualche lacrima di compassione e solidarietà umana. È il momento di dettare le regola per una pacifica convivenza con i bagnanti, prima della carneficina nelle vasche limitrofe. E poi pronti tutti via sugli scivoli in una gioiosa baraonda. Sono questi i momenti dove ognuno riscopre le ragioni del proprio mestiere. E non importa se un bambino giace riverso sul fondo azzurro della vasca e se un altro ha scambiato la dentiera dell’educatore più anziano per un bracciolo di ultima generazione …l’importante è stare insieme.
Dopo un pranzo frugale e leggero preparato dalle famiglie si scatena, tra gli educatori, un erudito simposio su quanto tempo debba trascorrere prima che i pargoli possano fare il bagno. Il tutto avviene mentre i minori sono già sugli scivoli e i sommozzatori dei carabinieri stanno portando via le prime salme.
Durante il pomeriggio anche l’educatore più esperto e professionale cade nella trappola lasciandosi coinvolgere dai ragazzi negli scivoli più arditi e pericolosi. I ragazzi più esperti utilizzano questi momenti per cercare di sbarazzarsi degli educatori più petulanti ed odiosi. Alla fine della giornata, di norma, sono i ragazzi che vanno a recuperare gli educatori nelle diverse piscine per riportarli a casa al capezzale di mogli e mariti che hanno trascorso in ansia tutto il pomeriggio temendo di non vedere più i propri cari.
Allora avanti tutta, popolo del cloro, pronti per un ‘altra gita.

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